RIAPERTURA DEI SERVIZI 0-6 ANNI: RIFLESSIONI

I servizi educativi accolgo la famiglia nella sua interezza, non solo i bambini,  è necessario  aprirli adeguandoli  alle nuove esigenze. Il sistema familiare cambierà e i servizi della prima infanzia e scolastici e necessario che  cambino con lui.

Il 4 maggio partirà la fase due, con moderazione nei luoghi di lavoro: fabbriche,  negozi, uffici, ma comunque sicura, ci si pone la domanda: ma i bambini? E i servizi per l’infanzia, nido e scuola dell’infanzia in primis? 

Occorre ora pensare all’apertura in autunno di questi servizi, addirittura potremmo ipotizzare una piccola-esperienza nei mesi estivi per piccoli gruppi di bambini facilitati dalla presenza nei servizi di spazi verdi all’aperto. 

La sicurezza sanitaria e il rispetto delle indicazioni ministeriali dovranno essere le condizioni prioritarie per l’apertura dei servizi, per garantire la salute di bambini, genitori e operatori.

Il personale dei nidi e delle scuole dell’infanzia,  educatrici,  collaboratrici, cuochi, educatori di sostegno, deve essere preparato, accolto, compreso, soprattutto è necessario vengano date, chiare indicazioni rispetto ad un lavoro che non avrà i connotati del periodo precedente il Covid-19.

In questi mesi di sospensione dei servizi il personale si è adoperato con serietà e dedizione a mantenere il ricordo del servizio sia ai bambini che alla famiglia, ritengo, però,  che ora il massimo impegno debba essere investito nel progettare il come aprire e con quale caratteristiche.

L’emozione che maggiormente ora proviamo è quella dell’ incertezza rispetto a cosa si potrà fare e cosa no, incertezza che rende labili i nostri confini e smarrito il nostro pensiero. Dovremo mettere a tacere la nostra paura, riprendere una “presunta” normalità non sempre ci garantisce la serenità,  l’immagine mentale che noi abbiamo di una normalità ha un limite: la normalità prima del virus e la normalità dopo il virus, realtà completamente diverse. 

Non dimentichiamo,  anche, che abbiamo vissuto giornalmente e più volte al giorno, in relazione con la “morte”, anche se non ne siamo stati colpiti, la morte è entrata ugualmente nelle nostre case, i mezzi di informazione sono stati costanti nel ricordarlo; è necessario non nascondere che la morte ci spaventa,  in passato l’abbiamo rimossa dalla nostra vita e dal nostro pensiero, dalla nostra cultura occidentale perché ci crea paura, l’abbiamo rimossa trasferendola lontano da noi, trasferendola all’altro.

I genitori e i bambini hanno, però,  vissuto in questo clima sospeso di resoconto della morte,  quindi non più lontana, ma vicina, quindi possibile, ma non solo, tutti noi siamo entrati in contatto con la precarietà, la limitatezza della vita, la percezione del non controllo, della nostra vulnerabilità e provvisorietà al mondo.

Di tutto questo dovremo tenere conto quando ripartiremo, ognuno di noi avrà una  nuova prospettiva di vita, sicuramente arricchita. Tutto questo dovrà essere preso in considerazione, non solo quando ripenseremo alla scuola per i bambini più grandi e ai ragazzi, ma soprattutto quando ripenseremo ai servizi della prima infanzia.

Sappiamo quanto rassicurante sia per un bambino trovare un genitore “solido” al proprio fianco per creare una immagine di sé positiva,  ma altrettanto sappiamo quante siano le preoccupazioni che un genitore ha in questo momento ( l’instabilità del lavoro, la precarietà del futuro, la lontananza dai propri cari…) e quanto tutte queste emozioni siano state “intercettate” e “sentite” dal bambino che, paradossalmente,  ha vissuto momenti prolungati di relazione con mamma e papà. 

I servizi devono, sì,  aprire, ma prima di tutto il personale dovrà essere sensibilizzato e ascoltato rispetto alle proprie emozioni,  che sono analoghe a quelle degli altri, dovranno elaborare per essere, poi, in grado di accogliere quelle dell’altro. 

Questi mesi di ulteriore chiusura dei servizi servono, perciò, a dare una cornice nuova al personale dei servizi 0-6. Il personale tecnico che ruota intorno ai gruppi di lavoro e tutte le risorse esterne che possono essere messe in campo, sono necessarie per aiutare gli operatori ad elaborare le ansie e le paure,  occorrerà per loro “lasciar andare” una immagine mentale di un lavoro  che, pur con le modifiche, insite nel lavoro stesso, le avrebbe accompagnate sino ad una loro volontaria  uscita dal lavoro o al pensionamento. 

All’interno dei servizi diversi cambiamenti dovranno essere apportati, anche se non ancora definiti è abbastanza semplice presumere quali potrebbero essere: il numero dei bambini presenti sul servizio dovrà forzatamente diminuire, dovrà essere rivisto il rapporto adulto-bambino, sì dovrà modificare l’orario di frequenza, modulare l’orario di funzionamento del servizio sui “nuovi” tempi di lavoro delle famiglie, ovviamente tutto dovrà essere preceduto da una raccolta dati presso le famiglie stesse. Il servizio non potrà essere personalizzato su ogni famiglia, ma sulle necessità più frequenti. D’altronde i servizi accolgo la famiglia nella sua interezza e non avrebbe senso aprirli senza adeguarsi alle nuove esigenze. Il sistema familiare cambierà e i servizi della prima infanzia e scolastici devono cambiare con lui.

Occorrerà interrogarsi anche su altri aspetti, ad esempio se abbia senso una frequenza prolungata con la presenza di vecchie routines, tutti tempi che prevedono momenti “di intimo contatto” con e tra i bambini piccoli. 

Sarà necessaria una progettazione e riprogettazione dei tempi condivisa con le famiglie,  che tenga conto del tempo-lavoro della famiglia.

Per chi già frequentava i servizi non si potrà parlare di “reinserimento”  e anche il concetto di inserimento e ambientamento, tempi e modalità, dovrà necessariamente essere rivisto, così come l’accoglienza, gli spazi interni ed esterni.

Ora  una parola per i bambini: dalla sera alla mattina hanno dovuto sospendere le relazioni, i loro giochi collettivi, il tempo, che per loro si è dilatato. Le educatrici,  quando possibile,  li hanno intercettati a distanza, loro e le loro famiglie, anche per i bambini tutto è cambiato in un attimo, dopo la soddisfazione di vivere più momenti con mamma e papà,  la necessità di comunicare con i compagni e gli amici è diventata una necessità prioritaria; ci insegnano le neuroscienze quanto la necessità di relazione sia balsamo per il cervello!

Ripensiamo,  perciò,  sin da ora all’apertura dei servizi, non dimenticando nessuno degli attori in scena, nell’affascinante esperienza 0-6.

Miriam
miriam.cesari@casadellascolto.it
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